Siamo gli automi e gli ordigni

  • 2017
  • 2019

[ph] Sebastiano Luciano

 

Siamo gli automi e gli ordigni (Megafoni), 2017-2019

Il megafono entra nel mio repertorio artistico nel 2016 quando compio il blitz “Venghino siori, venghino” ponendo in risalto, attraverso un’azione performativa, alcune scelte maldestre di Cristiana Collu, la direttrice della Galleria Nazionale di Roma. E’ un elemento simbolico che ha vocazioni storiche, politiche e popolari e in quel contesto era particolarmente adatto ad una dimostrazione da finto venditore ambulante quale ero io.
In seguito, nel mio lavoro, ha assunto valenze diverse sintetizzando efficacemente le componenti politiche e poetiche della mia ricerca. E’ divenuto specchiante e ruotante di 180° per una mostra in cui lo spettatore si trovava coinvolto e complice in un gioco di ruoli partecipativi; poi ha avuto delle scritte poetiche davanti alla campana acustica, citazioni ispirate a Libero de Libero che alludevano ad un tono lirico e rivoluzionario allo stesso tempo; è divenuto in ceramica per una performance compiuta nel 2018 nel contesto collettivo di “NoPlace” nell’ex ceramica Vaccari a Santo Stefano di Magra (SP). In questo caso la mia voce attraversava l’oggetto ed usciva “sublimata” , filtrata dalla materia anch’essa trasformata dalla cottura della creta. Infine, il megafono, è stato protagonista di un blitz a tema, in dedica sempre a Libero de Libero ed ambientato a Fondi, sua città natale, a settembre del 2018.
Le frasi declamate e stampate su piccoli foglietti colorati che regalavo, sia nella precedente performance che in quest’ultima, erano allusive ad una condizione ispirata e sognante ma contemporaneamente fiera, sostanziata da un forte senso etico e responsabile.

 

Siamo gli automi e gli ordigni (Megafoni), 2017-2019

The megaphone entered my artistic repertoire in 2016 when I carried out the blitz “Venghino siori, venghino,” highlighting, through a performative action, certain awkward choices made by Cristiana Collu, the director of the Galleria Nazionale di Roma. It’s a symbolic element with historical, political, and popular implications, and in that context, it was particularly suitable for a demonstration as a fake street vendor, which was my role at the time.
Subsequently, in my work, it assumed different values, effectively synthesizing the political and poetic components of my research. It became a mirror and rotated 180° for an exhibition where the spectator was involved and complicit in a game of participatory roles; then it featured poetic writings in front of the acoustic bell, quotations inspired by Libero de Libero that alluded to a lyrical and revolutionary tone simultaneously. It was even crafted in ceramic for a performance in 2018 in the collective context of “NoPlace” at the former Vaccari ceramics in Santo Stefano di Magra (SP). In this case, my voice passed through the object and emerged “sublimated,” filtered by the material also transformed by the firing of the clay. Finally, the megaphone was the protagonist of a themed blitz, dedicated to Libero de Libero and set in Fondi, his hometown, in September 2018.
The declaimed phrases and printed on small colored sheets that I gave away, both in the previous performance and in the latter, alluded to an inspired and dreamy yet simultaneously proud condition, substantiated by a strong sense of ethics and responsibility.