Expatrie – Bo_cs Art

 

EXPATRIE di Iginio de Luca

Residenza d’artista a Cosenza, Bo_cs Art 2015, a cura di Alberto Dambruoso

Dal 5 al 19 settembre, per volontà del Sindaco Occhiuto e del curatore Alberto Dambruoso, si è svolta la terza puntata del progetto residenze artistiche a Cosenza 2015. Sfida, la loro, coraggiosa e al contempo rischiosa dirottare gran parte dell’arte contemporanea italiana e non solo, in un luogo denso di stereotipi, il sud Italia, e per giunta la Calabria. L’intento virtuoso del progetto è proprio quello di avviare una dimensione di scambio reciproco tra due mondi apparentemente distanti: il mondo creativo e visionario e quello quotidiano, della gente “normale”. Anche io, arrivato a Cosenza il 4 settembre con gli artisti Piotr Hanzelewicz e Teresa Iaria e insediatomi in uno dei 30 alloggi-studi costruiti per l’occasione, mi sono subito posto il problema: come interagire con il luogo e con le persone che lo abitano? Ma soprattutto, ha senso un incontro tra noi e gli abitanti di Cosenza? La domenica successiva visito un piccolo borgo della provincia di Cosenza, Pantanolungo: qui la mia attenzione è richiamata da una bandiera dell’Italia collocata sopra e sulla stessa asta di quella del Canada. Chiesto il motivo di tale accostamento, ho saputo che ogni anno una comunità di cittadini calabresi emigrati in Canada torna per una breve villeggiatura. Ho quindi deciso di produrre subito un video con le due bandiere che dialogano tra loro nel vento, una sorta di danza muta pseudo-istituzionale. La presenza di queste due bandiere evoca una serie di considerazioni: la dipendenza dalla terra d’origine, il rapporto di mutuo soccorso che c’è tra i due stati, le tradizioni e le sofferenze di due popoli, di due culture diverse.
Dopo qualche comprensibile scetticismo, parlo con alcune di queste famiglie. La loro è la storia di tanti italiani che hanno cambiato paese e vissuto per decenni lontano dalle proprie radici. Penso a quanto sia cruciale il tema dell’abitare e quante metafore sviluppi sul piatto delle riflessioni: Lo spazio domestico è anche una questione politica oltre che privata, di responsabilità nazionali perché parla di rifugi, di asili contro la fame, di viaggi, di perdita di certezze e di avventure verso l’ignoto. Concetti che non cambiano, oggi come allora, pur spostando i soggetti e mutando le rotte. Dopo qualche giorno ritorno sul luogo del “delitto” e interagisco con una famiglia in particolare, scattando ritratti fotografici e misurando l’interno della loro casa. In seguito mi raccontano lo spazio domestico canadese e insieme e a memoria ricostruiamo l’identikit di una casa a distanza. Le due planimetrie ricavate sono poi trasposte su fogli di poliestere opalino intagliati secondo lo schema architettonico e sovrapposti alle fotografie fatte in precedenza, permettendo una lettura parziale che lascia intravedere proprio nell’atto di escludere. La griglia planimetrica in questo caso simboleggia liberazione e prigionia al contempo, la loro storia in pratica. Infine, inseguendo gli stessi schemi planimetrici, ho tagliato e disposto a terra nel box le due bandiere uguali a quelle del video, a simboleggiare un cortocircuito visivo tra privato e pubblico, tra casa e nazione. Da qui il titolo “Expatrie” (dal francese “expatrié”: espatriato), ma anche patrie che non sono più perché non trattengono e non accolgono. La storia umana e soggettiva si intreccia alla storia collettiva, storia di confini, contesti di transito in perenne sospensione.

Per due settimane io e gli altri 19 artisti siamo stati abitanti di un luogo deputato alla creatività che ha cercato di sfatare un altro luogo, quello “comune” dell’arte contemporanea distante dalla realtà e da tutte le sue urgenze. Per me questo tentativo ha avuto senso, credo anche per la famiglia che mi ha regalato la sua storia e per chi il 18 settembre è passato a trovarci lungo il fiume Crati, sul viale degli artisti, nella mia casa a tempo determinato.

Iginio de Luca