La storia dell’arte nell’epoca di Youtube

di Franco Speroni

La storia dell’arte che il trio di mimi costruisce sono 17 brevi video che propongono alcuni momenti della storia dell’arte in una maniera molto particolare 17 cammei i cui ingredienti  principali sono il mimo, la scelta o la ricostruzione di set significativi, interni naturalistici, doppie inquadrature televisive o ambientazioni esterne dalle luci studiate, un accurato lavoro di postproduzione con la componente fondamentale della musica, la fruizione e la condivisione attraverso la rete e in particolare su un social network basato sui contenuti prodotti dagli utenti come Youtube.

15 cammei, dicevo, ovvero 17 hayku divertenti, alle volte esilaranti, sempre performativi, sempre costruiti con precisione, “minimalisti” e ironici.

Ironici o sarcastici?  Aggettivi che si usano quasi indifferentemente MA queste 15 apparizioni – forse – sono più propriamente sarcastiche  che ironiche. Sarcasmo viene dal greco sarkàzein (sarx sta per “pezzo di carne) che significa “mordersi le labbra per la rabbia” (il sarcasmo quindi ha a che vedere con la carne) … infatti ha indicato anche l’azione di “tagliare un pezzo di carne da qualcuno”, quindi, metaforicamente: asporto e citazione insiti nella rabbia del morso.

Il sarcasmo ( mordersi le labbra) quindi riguarda da vicino la mimica, l’intonazione, insomma l’oralità. Se l’ironia stravolge il significato apparente, i luoghi comuni, il sarcasmo contribuisce invece ad affermare altri significati più diretti, più carnali più immediati. Il sarcasmo – diversamente all’ironia – non appartiene all’ordine logico della scrittura, al ribaltamento dialettico, ma all’intonazione della voce oppure alla smorfia del gesto e del corpo che implica anche lo sberleffo.

La smorfia come oggi l’emoticon, o i segni d’interpunzione usati iconicamente sono la trasformazione della scrittura nell’equivalente orale,  così come il mimo trasforma la recitazione dipendente da un testo scritto (da una sceneggiatura) in icone mobili.

Siamo quindi alla scelta di YOUTUBE che è sì necessità pratica – bottiglia lanciata nel mare della rete per creare e cercare condivisione – ma anche, propriamente virtù

perchè il sarcasmo è l’ironia possibile al tempo di youtube.

I nostri tre mimi (con anche ospiti d’eccezione) infatti azzannano i loro stessi padri, che sono poi le fonti dell’avanguardia (lo stesso fermo immagine che li vede a Valle Gulia per l’ invito di questa sera ci ricorda Entr’act) e attraverso il loro metodo mordono altri pezzi dell’arte antica…

Come le avanguardie  anche loro fanno infrangere le forme estetiche contro gli scogli della vita (secondo la metafora di Lukacs) ma sono – i nostri – un’avanguardia senza il movimento poliitico, un’avanguardia senza  “rivoluzione”, cioè l’avanguardia al tempo della moltitudine

Sono l’avanguardia al tempo di youtube

Il cabaret e in particolare il cabaret Voltaire di Hugo Ball  col suo nichilismo (elemento che fa da sottofondo  a tutti i 17 video) è stato la trasformazione in performance del discorso politico, del logos politico  per aprire uno spazio che – unico – sembrava possibile per una relazione differente tra gli uomini…

Ma altempo di youtube il Nichilismo è cannibalismo… e allora i nostri mimi mordono la storia dell’arte cominciando dai nomi degli artisti che diventano così la via d’accesso  alla storia, ad un altro senso possibile  al di là dei luoghi comuni… come se, ora,  per uscire dai luoghi comuni fosse necessario proprio giocare col luogo comune del nome  per restituire la sostanza di quella tradizione eversiva delle avanguardie, depurata dalle scorie del monumento.

E allora, a proposito di nomi vediamo che dal manierismo all’accademismo 500esco emiliano il senso della natura e del colore diventa, attraverso il nome di Parmigianino, gusto del palato, l’eleganza sottile del pittore si fa sapore, il colore diventa gusto.

Guercino invece ha a che vedere letteralmente col senso della vista. Il contrasto di luce e ombra di origine caravaggesca diventa “mosca cieca”.

Pioniere dell’espressione del corpo il classicista Guido Reni: di fronte al travertino romano la classicità scorre fuori dall’automobile e il corpo si affatica.

Corpo sviscerato, invece,  rivoltato dalla parte delle interiora il manierista Correggio… e aprono, poi, al Barocco di Rubens, alla spettacolarità già di massa che è fumetto e cinema allo stesso tempo: ammiccamento fiammingo e genere prima dei generi dell’industria culturale

L’inizio del Moderno con l’Impressionismo diventa l’evanescenza  impalpabile dell’impresssione (Manet)  ma anche la consistenza dura del capitale (Monet).

La loro storia comunque non è cronologica ma sensibile e carnale e procede per associazioni altrettanto sensibili  come il dolore del fondatore dell’astrazione radicale moderna (Malevic)… e subito dopo, ovviamente, la consolazione ammaliante, come dire: Antony Caro.

Il Futurismo italiano – Balla e Carrà  , sulle scalinata della Galleria nazionale d’arte Moderna  è restituito nel suo ruolo di antecedente della cultura Pop, al ritmo del Tuca Tuca… se possibile in maniera ancora più efficace che nelle celebri due avanguardie di Maurizio Calvesi.

Gli anni ’60 sulla musica di Luciano Berio trovano nei nomi la corrispondenza tra negazione e adesione alla realtà  come per  Mario Schifano, il pittore che amava le foto Polaroid e guardava la televisione… e il sogno di Franco Angeli che annullava la consistenza dei simboli: insieme presa diretta sulla realtà e sua trasfigurazione.

La concretezza dell’arte povera , il suo mirare  a materiali  di per sé espressivi trova nei nomi un’accentuazione forte che li riporta come per Pierpaolo Calzolari ai mestieri  ma anche al valore materiale del segno con Gilberto Zorio e poi   alla nuda vita del quotidiano senza  più neanche le metafore: Pistoletto e Penone.

Ma… per riscoprire poi  senza soluzione di continuità in un maestro della nuova scultura, nell’inventore dei Mobiles  – Calder – un’attenzione più che mai sensibile per gli effetti della natura che era poi lo scopo del suo lavoro.

Sulle note del Barbiere di Siviglia il padre dell’arte concettuale (Marcel Duchamp) viene cannibalizzato così che l’uomo con la faccia insaponata su una fiche della roulette di Monte Carlo rivive in un modo tanto imprevedibile quanto vicino allo spirito di quel readymade aiutato … per passare direttamente il testimone  affinchè l’operazione sia completata ad un suo successore, padre a sua voltra della body art e poi dell’arte relazionale: Vito Acconci.

Così, secondo la storia raccontata dai nostri mimi,  seguendo l’esempio di quel bambino della fiaba di  Hans Cristian Andersen che, unico,  al contrario dei cortigiani ossequiosi ebbe il coraggio di dire ciò che vedeva e cioè che il Re non aveva un vestito invisibile ma era semplicemente nudo… ora possiamo dire che il vanitoso Re non è nudo ma nero: Hugo Ball smaschera Re-Noir.